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Aria

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always changing sagittarius...

Se gli tirano le pietre...tiragliele anche tu!

Migliaia di ragazze nigeriane schiave ogni anno del mercato della prostituzione
Con le nuove norme si vanificano gli sforzi di liberarle e garantire assistenza sanitaria

Per le vittime della tratta
il ddl è una condanna

di VITTORIO LONGHI


Quasi tutte vengono reclutate per le strade di Benin City, nello stato di Edo, a sud della Nigeria. A volte sono le stesse famiglie a venderle, giovanissime, senza istruzione e senza alcuna cognizione di quello che le aspetta. Le ragazze nigeriane che finiranno sui marciapiedi italiani attraversano lo stesso viaggio infernale di migliaia di altri migranti africani in fuga dalle persecuzioni e dai conflitti. Ma già lungo la strada loro sono costrette a prostituirsi per ottenere i soldi necessari ad arrivare in Europa, dove potranno guadagnare abbastanza per ripagare il debito con i trafficanti, circa 40 mila dollari a testa. Quando arrivano, però, spesso dicono di non avere pagato il viaggio. Dicono di avere trovato un benefattore che le ha aiutate. Finora molte sono riuscire a raggiungere l'Italia per via aerea, ma i maggiori controlli hanno spinto a cercare altre rotte che oggi passano per la Grecia, la Turchia e poi, via terra, a entrare nel nostro paese dal confine a nord-est con la Slovenia o quello occidentale con la Francia.

Via Lampedusa
Una buona parte passa per la Libia e poi s'imbarca per la Sicilia. Il dato più significativo, infatti, riguarda proprio gli arrivi a Lampedusa. Se nel 2007 erano 166 le giovani nigeriane sbarcate sull'isola, pari al 18 per cento di tutte le donne arrivate, nel 2008 quel numero è decuplicato, raggiungendo la cifra di 1.782 e una quota del 51 per cento rispetto al totale.

Gli operatori umanitari informano subito le ragazze che la legge italiana le può tutelare, concedendo permessi per motivi di protezione sociale, ma loro non parlano, perché controllate dalla "madame", la maitresse che di solito le accompagna, o perché spaventate dalle minacce dei trafficanti alle famiglie. Perciò tentano la via dell'asilo e fanno domanda. Se emerge che non si tratta di rifugiate ma di potenziali prostitute sfruttate, possono ottenere ugualmente il permesso di soggiorno, in base all'articolo 18 della Legge Turco-Napolitano (negli ultimi dieci anni sono stati rilasciati oltre 4.600 permessi di questo tipo). Ma questo può anche non emergere e finire tutto in un diniego che le trasforma automaticamente in irregolari, in clandestine, ancora più assoggettate ai trafficanti.

Domanda in crescita
Le donne nigeriane rappresentano il 60 per cento delle vittime di tratta in Italia e nel mercato della prostituzione si stima che siano circa 10 mila, pari al 41 per cento del totale. "Dai maggiori punti di snodo come Torino, Roma e Castel Volturno, dove si concentrano le comunità nigeriane, si distribuiscono poi nei centri minori - spiega Vittoria Luda, dell'agenzia Onu per la ricerca sul crimine e la giustizia, Unicri - oppure proseguono verso i paesi del nord, come l'Olanda e la Norvegia, dove la 'domanda' è in crescita". Difficile dire cosa accade quando vengono rimpatriate come irregolari, sia per le ritorsioni che possono subire sia perché in Nigeria è forte la stigmatizzazione verso chi torna come prostituta.

Gli effetti del ddl sicurezza
Certo è che queste ragazze saranno penalizzate già dal
ddl sicurezza approvato oggi, perché il timore di essere denunciate e rimpatriate le allontanerà di fatto da ogni tipo di servizio pubblico, in particolare quello socio-sanitario e assistenziale. Anche la politica dei respingimenti in Libia finirà per peggiorare la situazione, riducendo la possibilità di uscire dal racket. "Nei barconi respinti ci sono diversi gruppi vulnerabili, tra cui le vittime di tratta, che avrebbero accesso a un sistema di protezione presente in Italia, mentre in Libia questa tutela non è affatto garantita", commenta Simona Moscarelli, responsabile legale dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni. Una politica, dunque, che non servirà a contrastare il traffico di esseri umani, fenomeno che in Italia ha riguardato circa 25 mila persone negli ultimi quattro anni e che oggi rappresenta un business più che consolidato. La tratta è infatti la terza fonte di arricchimento per la criminalità organizzata, dopo il traffico di droga e quello di armi.

 

(La Repubblica - 2 luglio 2009)

Perchè ci devono rimettono sempre i più deboli e sfruttati?

Per la serie: mi avete fregato una volte e non succederà mai più!

Il personale che si occupa dei trasferimenti passerà alle dipendenze dell’intelligence

«Voli di Stato gestiti dai Servizi»

La decisione del governo: le informazioni saranno coperte dal segreto

 

Una ballerina di flamenco all’arrivo a Olbia il 24 maggio 2008 a bordo dall’aereo presidenziale
Una ballerina di flamenco all’arrivo a Olbia il 24 maggio 2008 a bordo dall’aereo presidenziale
ROMA — Il personale che si occupa dei voli di Stato sarà trasferito alle dipendenze di­rette dell’intelligence. In parti­colare sarà inserito nell’orga­nico del Rud, l’ufficio che fa capo all’Aise — il servizio segreto mi­litare — ed è addet­to alle mansioni di vigilanza degli obiettivi. La decisione è stata presa dal go­verno dopo la pub­blicazione delle fo­to del premier Sil­vio Berlusconi che imbarca a bordo degli aerei con la sigla «Repubblica Italiana» i suoi ospiti privati come il cantante Mariano Apicella, attori e bal­lerine. E dopo la circostanza, emersa durante gli accerta­menti della Procura di Bari, che anche Gianpaolo Taranti­ni - indagato per induzione al­la prostituzione per aver porta­to ragazze a pagamento nelle residenze del premier - si spo­stava tra Roma e Milano a bor­do di quei velivoli. Nella richiesta di avvio del­la procedura, già trasmessa al­l’Aeronautica Militare e alle al­tre amministrazioni da cui di­pende il personale, i trasferi­menti vengono giustificati con motivi di «sicurezza e ri­servatezza ». Finora le liste pas­seggeri e i piani di volo pote­vano essere acquisiti dall’auto­rità giudiziaria, sia pur con un provvedimento motivato.

D’ora in avanti i documenti sa­ranno invece coperti dal segre­to e dunque per poterli visio­nare si dovrà avviare un iter molto più complesso e soprat­tutto ci sarà la possibilità di opposizione alla consegna. Un mese fa Silvio Berlusco­ni si era rivolto al garante del­la Privacy e alla magistratura romana per chiedere il seque­stro delle foto scattate dal re­porter sardo Antonello Zappa­du a Villa Certosa e all’aeropor­to di Olbia. Migliaia di scatti che riprendevano gli ospiti del­la sua residenza estiva, ma an­che quelli in arrivo o in parten­za a bordo dei velivoli. L’Au­thority ha ritenuto «illecito» ri­prendere e diffondere «imma­gini di persone all’interno di una privata dimora senza il lo­ro consenso e utilizzando tec­niche particolarmente invasi­ve », mentre ha stabilito che «sono permesse quelle riprese in luoghi pubblici», come è per esempio un aeroporto. La Procura ha invece dispo­sto il sequestro di tutti gli scat­ti e poi ha delegato i carabinie­ri all’acquisizione dei docu­menti relativi ai voli immorta­lati dal reporter. Due settima­ne sono bastate ai magistrati per chiedere al tribunale dei ministri l’archiviazione dell’in­chiesta.

L’indagine si è con­centrata soltanto sui voli docu­mentati da Zappadu. I magi­strati non hanno svolto alcu­na verifica ulteriore sugli altri trasferimenti con velivoli di Stato autorizzati dalla presi­denza del Consiglio e hanno chiuso il fascicolo. Hanno in­fatti ritenuto che la direttiva approvata dallo stesso gover­no Berlusconi il 25 luglio 2008 consente il trasporto degli estranei e soprattutto che «la presenza del premier a bordo degli aerei esclude la violazio­ne della legge e il danno patri­moniale per presunto sperpe­ro di denaro pubblico». La decisione dei pubblici ministeri della capitale non mette comunque al riparo da altre indagini che potrebbero essere avviate e da possibili fu­ghe di notizie sui voli presi­denziali. Di qui la scelta di una «blindatura» che invece impo­ne il massimo livello di riser­vatezza su tutti gli spostamen­ti. Proprio come accaduto per gli uomini della scorta di Ber­lusconi che sono stati assunti dall’Aisi — il servizio segreto interno — guidato dal genera­le Giorgio Piccirillo: la mag­gior parte di loro segue Silvio Berlusconi sin dai tempi della Fininvest.

I responsabili del­l’apparato di sicurezza sono stati inseriti nei ranghi degli 007 e hanno ottenuto la nomi­na a caporeparto, ma questo non impedisce che le decisio­ni operative siano prese di fat­to in piena autonomia. La col­locazione nell’apparato di in­telligence serve soprattutto a tutelare il vincolo di segretez­za. La decisione sul trasferi­mento del personale addetto ai voli di Stato dovrà adesso essere comunicata al Copasir, il comitato di controllo parla­mentare, che ha avviato un’in­dagine sulle misure di prote­zione del presidente del Consi­glio e sull’utilizzo degli aerei dell’Aeronautica. Villa Certosa è infatti «sede di governo al­ternativa in situazioni di emer­genza » e come tale deve esse­re tutelata. Durante le audizio­ni della scorsa settimana i ver­tici degli 007 hanno però chia­rito che «è protetta secondo il massimo livello di sicurezza possibile rispetto alla sua loca­lizzazione » e anche tenendo conto del tenore di vita del premier. Durante feste e cene la lista degli ospiti è infatti affi­data a vigilanza privata e, co­me accade pure a Palazzo Gra­zioli, agli ingressi non viene effettuato alcun tipo di con­trollo.

Fiorenza Sarzanini - Il Corriere della Sera
01 luglio 2009

E bravo! L'hanno beccato e ci è rimasto male...cattivi! questi giornalisti che non si fanno gli affari loro. E ancor più cattivi i fotografi che osano beccarlo in castagna mentre usa i soldi dei contribuenti per far arrivare gnocca e canzonucce nella sua ormai famosa residenza sarda. Mica si usano per la scuola, o per ammortizzatori sociali i soldi dei contribuenti ma per i festini personali...eh no? Però se la gente lo sa...che figura ci faccio? E allora faccio in modo che anche se qualcuno lo scopre sia impossibilitato a renderlo pubblicO.

Allora intercettazioni probite, voli di stato secretati, immunità per le 4 alte cariche dello stato, leggi blocca processi, ecc..ecc...Come vogliamo definirlo? Lui e il regime che di lobotomizzati che è riuscito a creare...

I miei problemi di coscienza

 
Quanto è giusto venire a compromessi con se stessi?
Ci si riesce a guardare allo specchio poi?
 
Dove sta il confine tra il perdono, l'ipocrisia e la coglionaggine?
 
 
 
 

28/06/2009 h.02.49 a.m.

 
Alla seconda sigaretta mi irrito
e vorrei cambiare persona.
Abito in me come abito il mondo:
son diventata troppo stretta di fianchi
e comincio ad allargarmi nel destino.
Sto diventando come olio pesante,
macchina senza stantuffo
che non vogliono portare via:
fossi solo il mietitore di Norca
avrei trovato la mia baldracca
da mettere in un letto sporco.
 
(Alda Merini - Ballate non pagate)

Fa tutto da sé...

 
E' impazzito,  se la racconta o ce la racconta?

Articolo di Repubblica...l'ultimo di questo tipo?

la Repubblica.it
regole sulle intercettazioni vanno incontro a una vera ossessione del Cavaliere
Vietato trascrivere anche se un capo Rai chiede silenzio su dati elettorali non graditi al Capo

Quello che sui giornali
non leggerete più

di GIUSEPPE D'AVANZO


"Se escono fuori registrazioni lascio questo Paese". Lo disse Berlusconi l'anno scorso, ad Ancona, e così annunciò la sua offensiva contro le intercettazioni. Più che un'offensiva, la distruzione risolutiva di uno strumento d'indagine essenziale per la sicurezza del Paese e del cittadino. "Permetteremo le intercettazioni - disse nelle Marche quel giorno, era aprile - soltanto per reati di terrorismo e criminalità organizzata e ci saranno cinque anni di carcere per chi le ordina, per chi le fa, per chi le diffonde, oltre a multe salatissime per gli editori che le pubblicano".

Come d'abitudine, il Cavaliere la spara grossa, grossissima, consapevole che quel che ha in mente è un obiettivo più ridotto, ma tuttavia adeguato alla volontà di togliere dalla cassetta degli attrezzi della magistratura e delle polizie un arnese essenziale al lavoro. E, dagli strumenti dell'informazione, un utensile che, maneggiato con cura (e non sempre lo è stato), si è dimostrato molto efficace per raccontare le ombre del potere. La possibilità di essere ascoltato nelle sue conversazioni - magari perché il suo interlocutore era sott'inchiesta, come gli è accaduto nei colloqui con Agostino Saccà o, in passato, con Marcello Dell'Utri - è per il Cavaliere un'ossessione, un'ansia, una fobia. Ci è incappato più d'una volta.

Nel Capodanno 1987, alle ore 20,52 dalla villa di Arcore (Berlusconi festeggia con Fedele Confalonieri e Bettino Craxi).
Berlusconi. Iniziamo male l'anno!

Dell'Utri.
Perché male?
Berlusconi. Perché dovevano venire due [ragazze] di Drive In che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!
 
Dell'Utri. Ah! Ma che te ne frega di Drive In?
Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più!
Dell'Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!
La conversazione racconta la familiarità tra il tycoon e un presidente del consiglio allora in carica che gli confeziona, per i suoi network televisivi, un decreto legge su misura, poi bocciato dalla Corte Costituzionale.
Già l'anno prima, il giorno di Natale del 1986, il nome di Berlusconi era saltato fuori in un'intercettazione tra un mafioso, Gaetano Cinà, e il fratello di Marcello Dell'Utri, Alberto.
Cinà. Lo sai quanto pesava la cassata del Cavaliere?
Dell'Utri. No, quanto pesava, quattro chili?
Cinà. Sì, va be'! Undici chili e ottocento!
Dell'Utri. Minchione! E che gli arrivò, un camion gli arrivò?
Cinà. Certo, ho dovuto far fare una cassa dal falegname, altrimenti si rompeva!
Perché un mafioso di primo piano come Cinà si prendesse il disturbo di regalare un monumento di glassa al Cavaliere rimane ancora un enigma, ma documenta quanto meno il tentativo di Cosa Nostra di ingraziarselo.
Al contrario, è Berlusconi che sembra promettere un beneficio ad Agostino Saccà, direttore di RaiFiction quando, il 6 luglio 2007, gli dice: "Io sai che poi ti ricambierò dall'altra parte, quando tu sarai un libero imprenditore, mi impegno a ... eh! A darti un grande sostegno". Che cosa chiedeva il premier? Il favore di un ingaggio per una soubrette utile a conquistare un senatore e mettere sotto il governo Prodi. O magari...
Ancora uno stralcio:
Saccà. Lei è l'unica persona che non mi ha mai chiesto niente, voglio dire...
Berlusconi. Io qualche volta di donne... e ti chiedo... per sollevare il morale del Capo (ridendo).
E in effetti, con molto tatto, Berlusconi chiede di sistemare o per lo meno di prendere in considerazione questa o quella attrice. Qualcuna "perché sta diventando pericolosa".

È l'ascolto di queste conversazioni, disvelatrici dei rapporti con una politica corrotta, con il servizio pubblico televisivo in teoria concorrente, addirittura con poteri criminali, che il premier vuole rendere da oggi irrealizzabile per la magistratura e vietato alla pubblicazione, anche la più rispettosa della privacy.
Per scardinare, nell'opinione pubblica, la convinzione che gli ascolti telefonici, ambientali, telematici servano e non siano soltanto una capricciosa bizzarria di toghe intriganti e sollazzo indecente per cronisti ficcanaso, Berlusconi ha costruito nel tempo una narrazione dove si sprecano numeri iperbolici ed elaborate leggende. Dice: "Si parla di 350 mila intercettazioni, è un fatto allucinante, inaccettabile in una democrazia". Fa dire al suo ministro di Giustizia che gli italiani intercettati sono addirittura "30 milioni" mentre sono 125 mila le utenze sotto ascolto (le utenze telefoniche, non gli italiani intercettati). Alla procura di Milano, per fare un esempio, su 200 mila fascicoli penali all'anno, le indagini con intercettazioni restano sotto il 3 per cento (6136).

Altra bubbola del ministro è che gli ascolti si "mangiano" il 33 per cento del bilancio della giustizia mentre invece sfiorano soltanto il 3 per cento di quel bilancio (per la precisione il 2,9 per cento, 225 milioni di costo contro i 7 miliardi e mezzo del bilancio annuale della giustizia). Senza dire che, per inerzia del governo, lo Stato paga al gestore telefonico 26 euro per ogni tabulato, 1,6 euro al giorno per intercettare un telefono fisso, 2 euro al giorno per in cellulare e 12 per un satellitare e l'esecutivo non ha tentato nemmeno di ottenere dalle compagnie telefoniche un pagamento a forfait o tariffe agevolate in cambio della concessione pubblica (accade all'estero).

Nonostante questa inerzia, le intercettazioni si pagano da sole, anche con una sola indagine. Il caso di scuola è l'inchiesta Antonveneta. Costo dell'indagine, 8 milioni di euro. Denaro incassato dallo Stato con il patteggiamento dei 64 indagati, 340 milioni. Il costo di un anno di intercettazioni e avanza qualche decina di milioni da collocare a bilancio, come è avvenuto, per la costruzione di nuovi asili.

Comunque la si giri e la si volti, questa legge serve soltanto a contenere le angosce del premier e dei suoi amici, a proteggere le loro relazioni e i loro passi, a salvaguardare il malaffare dovunque sia diffuso e radicato. Per il cittadino che chiede sicurezza e vuole essere informato di quel accade nel Paese è soltanto una sconfitta che lo rende più debole, più indifeso, più smarrito.

Se la legge dovesse essere confermata così com'è al Senato, i pubblici ministeri potranno chiedere di intercettare un indagato soltanto quando hanno già ottenuto quei "gravi indizi di colpevolezza" che giustificherebbero il suo arresto. E allora che bisogno c'è delle intercettazioni? Forse è davvero la morte della giustizia penale, come scrive l'associazione magistrati. Certo, è l'eclissi di un segmento rilevante dell'informazione. Da oggi si potranno soltanto proporre dei "riassuntini" dell'inchiesta e delle prove raccolte. Non si potrà pubblicare più alcun documento, nessun testo di intercettazione.
La cronaca, queste cronache del potere, però, non sono soltanto il racconto di imprese delittuose. Non deve esserci necessariamente un delitto, una responsabilità penale in questi affreschi. Spesso al contrario possono rendere manifesto e pubblico soltanto un disordine sociale, un dispositivo storto che merita di essere raccontato quanto e più di un delitto perché, più di un delitto, attossica l'ordinato vivere civile.

Immaginate che ci sia un dirigente della Rai che, in una sera elettorale, chiama al telefono un famoso conduttore e gli chiede di lasciar perdere con gli exit poll che danno un risultato molesto per "il Capo". Immaginate che il dirigente Rai per essere più convincente con il conduttore spiega che quello è "un ordine del Capo". Non c'è nulla di penale, è vero, ma davvero è inutile, irrilevante raccontare ai telespettatori che la scena somministrata loro, quella sera, era truccata?
Bene, ammesso che questa sia stata una conversazione intercettata recentemente in un'inchiesta giudiziaria, non la leggerete più perché l'ossessione del premier, diventata oggi legge dello Stato, la vieta. Chi ci guadagna è soltanto chi ha il potere. Chi deve giudicarlo non ne avrà più né gli strumenti né l'occasione.

(11 giugno 2009)

QUELLO CHE L' ITALIA NON VUOL VEDERE

 

Repubblica — 28 maggio 2009  

PERCHÉ c' è un' attenzione e una copertura così forte da parte della stampa estera sulla vicenda delle dieci domande di "Repubblica" a cui il presidente Silvio Berlusconi non ha ancora dato risposta? Eppure in molti ambienti italiani, non soltanto quelli del Popolo della Libertà, si dice che si tratta di mero pettegolezzo, di vicende puramente private e quindi senza significato politico. La differenza tra il comportamento della stampa italiana e quella americana nello scandalo Clinton è come la differenza che c' è tra il giorno e la notte. AMIO avviso, il caso Clinton non è stato un momento di gloria per la stampa americana. Ma dietro c' era un principio molto chiaro e molto sano: che il potere dev' essere trasparente, deve rendere conto di se stesso davanti al pubblico, deve rispettare le istituzioni di controllo, come il Congresso e la magistratura. Per di più, c' era il principio fondamentale secondo cui il comportamento di un capo di Stato non è puramente personale: se ha rapporti sentimentali con persone che lavorano dentro il governo, o che aspirano a farlo, diventa un caso squisitamente politico. Ha detto più o meno così, il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco: «La stoffa umana di un leader, il suo stile e i valori di cui riempie concretamente la sua vita non sono indifferenti. Non possono esserlo. Per questo noi continuiamo a coltivare la richiesta di un presidente che con sobrietà sappia essere specchio, il meno deforme, dell' anima del Paese». C' è poi una questione di fondo che vale a ogni latitudine: un politico dovrebbe dire la verità. Nel caso italiano Berlusconi ha offerto tante verità diverse che non possono essere tutte attendibili, ovviamente, e dunque vere tutte. Quindi viene naturale chiedersi: che cosa si vuole coprire offrendo tante versioni di comodo, pur tra loro contraddittorie? Uno dei ruoli principali della stampa è la funzione di controllo del potere politico. Thomas Jefferson, il terzo presidente degli Usa, pur essendo stato attaccato duramente dai giornali per fatti personali (il suo chiacchierato rapporto con una sua schiava, rivelatosi recentemente vero grazie agli esami del Dna), ha scritto: «Se dovessi scegliere tra un governo senza giornali o giornali senza un governo, non esiterai un attimo a fare la seconda scelta». Quando la stampa annusa il cattivo odore che esce da una storia - opacità, poca chiarezza, incongruenze del potere - sa che il suo ruolo è quello di indagare. Quando nota delle evidenti contraddizioni (e quindi bugie) nei racconti dei potenti -Berlusconi che sostiene di aver visto la giovane Noemi due o tre volte e sempre accompagnata dai genitori e lei che rivela che quando Berlusconi ha delle ore libere lo raggiunge a Roma o a Milano - allora il giornalismo capisce istintivamente che è il momento di insistere per arrivare alla verità. Il Financial Times di Londra, certamente non un giornale di sinistra, scrive che "il pericolo di Berlusconi è una spietata demonizzazione dei nemici e un rifiuto di lasciare uno spazio a poteri di controllo." In Italia si è dimenticato che all' estero lo strapotere di Berlusconi è letteralmente inconcepibile: che l' uomo più ricco del Paese, proprietario di tre rete televisive nazionali e imputato in vari processi gravi possa guidare insieme il governo e il sistema mediatico pubblico, è qualcosa che stupisce anche l' americano più conservatore. Perchè non è una questione di destra e sinistra, ma di potere incontrastato. Questo è il punto. E la stampa internazionale, quando la moglie del premier parla di un uomo di 72 anni che frequenta minorenni sente e capisce che si tratta di una sorta di delirio del potere assoluto. Nel caso di Berlusconi, d' altra parte, i giornali sanno che l' auto-mitologia del potere non si può separare da un' auto-mitologia sessuale. Così come non si può separare il privato dal pubblico nella sua carriera politica. Più volte, e proprio con la stampa estera, Berlusconi ha scelto di parlare del sesso e della sua carriera di playboy. Davanti all' associazione della stampa estera, Berlusconi ha detto che il primo ministro danese Rasmussen era il più bel politico d' Europa e ha detto che sarebbe stato l' uomo giusto per sua moglie. Ha stupito Wall Street parlando delle belle segretarie che lavorano in Italia. Ha detto di avere fatto il playboy con la premier finlandese. Ha parlato delle sue fidanzate francesi, di una fidanzata turca. Il premier ha invitato i giornali a speculare sui suoi possibili rapporti con le donne candidate quando nel 2008 ha detto: «Portiamo in Parlamento il 30 per cento di donnee si scatena la corsa a dire che sono fidanzate mie e di Gianfranco. Siamo supermen, ma certi traguardi sono impegnativi anche per noi...». L' idea che posti nel Parlamento e nel governo possano essere assegnati a donne con forse hanno avuto un rapporto personale con il presidente del consiglio avrebbe scatenato negli Stati Uniti una campagna di stampa che non si sarebbe fermata finché non fossero giunte risposte convincenti. Non per curiosità morbosa ma per un evidente uso personale del potere politico. Il fatto che in Italia una ragazzina che non ha neppure fatto la maturità possa pensare che, grazie al rapporto con il suo "papi", le spetti un posto nel parlamento è sintomo di una degenerazione evidente. Poi ci sono state le conversazioni intercettate tra Agostino Saccà, il capo della Rai fiction e Berlusconi, in cui il Cavaliere ha detto testualmente di chiedere favori nella sistemazione di alcune donne sia per "sollevare il morale del capo" sia per aiutarlo a convincere un senatore dell' opposizione a cambiare schieramento politico per fare cadere il governo. Ripeto: per fare cadere il governo. Cosa c' è di personale, di privato, in questa vicenda che configura un abuso di potere? Un uomo politico americano che avesse fatto altrettanto sarebbe finito. Perchè quindi meno chiasso e meno attenzione in Italia? Negli Stati Uniti l' audio della conversazione Berlusconi-Saccà sarebbe stata trasmessa migliaia di volte su tutte le televisioni. In Italia, invece, vorrei sapere se un singolo telegiornale l' abbia trasmesso, anche una sola volta. Non per niente, il governo Berlusconi sta per approvare una legge che renderebbe le intercettazioni di uomini politici (e soprattutto la loro pubblicazione) pressochè impossibili. Quindi dove finisce la sfera privata e comincia quella dell' interesse pubblico? I giornali stranieri cominciano a domandarselo. Berlusconi ha sempre detto che «una cosa, se non è stata in televisione, non esiste». Molte delle cose di cui mi sono occupato in questo articolo non sono state mai nemmeno accennate dalla televisione italiana e spesso nemmeno da buona parte della stampa. Il silenzio di Berlusconi davanti alle dieci domande di Repubblica è dunque possibile solo perché il Cavaliere non ha risposto a tante altre domande e perché il sistema dei media non le ha neppure mai poste. Il nostro sistema dei media si è disabituato a fare domande pungenti a chi governa -
ALEXANDER STILLE

Dall'estero dicono...

Parla Emmott, storico direttore dell'Economist. "E' stato Berlusconi
a fondere vita pubblica e vita privata. E sul padre di Noemi non ha detto la verità"

"Informare è una missione
premier indifendibile se mente"

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI


Bill Emmott

LONDRA - "Porre domande a un leader politico, per un giornale, è non solo legittimo ma parte della missione di informare. E la distinzione tra vita pubblica e vita privata, nel caso Berlusconi, non si può fare, è stato lui per primo a fondere le due cose". Bill Emmott, dal 1993 al 2006 direttore dell'Economist, il settimanale britannico che sotto la sua guida ha raddoppiato la tiratura fino a oltre un milione di copie e si è trasformato nel primo periodico globale del mondo, conosce bene Silvio Berlusconi.

L'Economist di Emmott gli dedicò una famosa copertina, in cui lo definiva "unfit to govern", indegno di governare, a causa del conflitto d'interessi rappresentato dal suo impero mediatico e dei suoi numerosi problemi con la giustizia. Il premier italiano rispose definendo Emmott un comunista: sebbene del comunista, l'autorevole giornalista inglese, abbia soltanto una barbetta da Lenin. Adesso fa il columnist per il Guardian e scrivere libri best-seller: a proposito, rivela in questa intervista a Repubblica, il prossimo "sarà sull'Italia".

Bill Emmott, dov'è il confine tra pubblico e privato, nell'informare sull'attività di un leader politico?
"La mia opinione è che il comportamento pubblico di un leader sia definibile dal suo ruolo di governo, dalle sue responsabilità, dalla consistenza delle sue azioni. Ritengo però che, quando sei un primo ministro che si atteggia a simbolo della nazione, come Berlusconi ha fatto fin dall'inizio della sua discesa in campo, con il suo presentare la sua vita come la 'Storia di un italiano', il confine tra pubblico e privato si confonde. Il privato non è più una faccenda riservata, quando lo usi per ottenere la tua affermazione pubblica. Berlusconi stesso ha incoraggiato i media a giudicarlo anche sotto la lente della sua vita privata".

Il nostro giornale ha inoltrato all'ufficio del presidente del Consiglio dieci domande per fare chiarezza sulle contraddittorie dichiarazioni riguardo ai rapporti con la 18enne Noemi Letizia, con il padre della ragazza e alle parole usate da Veronica Lario nel chiedere il divorzio. Palazzo Chigi definisce le nostre domande una "campagna denigratoria". E' appropriato o meno, secondo lei, porre domande simili su una questione come questa?
"Assolutamente appropriato. Di più: è parte dei doveri di un giornale, della missione di informare l'opinione pubblica. E' legittimo voler sapere che cosa lega il primo ministro a quella ragazza che ha appena compiuto 18 anni. Anche a me piacerebbe sapere la verità. E mi piacerebbe che la Chiesa ponesse a Berlusconi domande analoghe".

Che lezione dovrebbe averci insegnato la vicenda di Bill Clinton e Monica Lewinski?
"Che i rapporti sessuali tra il presidente e la stagista erano affari loro, una faccenda privata tra due adulti consenzienti, ma il modo in cui il presidente li raccontava poteva costringerlo a dimettersi. Quando ero direttore dell'Economist, scrivemmo un editoriale in cui ci schieravamo per le dimissioni di Clinton. Non perché fossimo dei bacchettoni. Bensì perché era chiaro che il presidente aveva mentito, ripetutamente, parlando in televisione dei suoi rapporti con Monica e poi sotto giuramento in una corte di giustizia. Mentire alla nazione, sia pure su una vicenda privata, era a nostro avviso imperdonabile".

E lo stesso principio si può applicare a Berlusconi?
"Per me sì. Non importa cosa c'è tra lui e la ragazza, tra lui e deputate o ministre che potrebbero avere ricevuto l'incarico come un premio: se anche così fosse, era uno scambio volontario tra adulti, anche se personalmente lo trovo disgustoso. Ma se il premier mente a proposito di quello scambio, e la sua menzogna viene provata, allora la sua colpa importa eccome e la ritengo indifendibile".

Alcuni, in Italia, risponderebbero che un uomo che mente su un rapporto con una donna è sempre perdonabile.
"Ecco, se c'è una cosa che uno straniero fa fatica a capire dell'Italia è questa: il modo in cui Berlusconi può dire quello che vuole e nessuno si scandalizza. Per esempio, ormai sembra provato che ha mentito sul modo in cui ha conosciuto il padre di Noemi. Quell'uomo non è mai stato l'autista di Craxi, come ha detto Berlusconi. In un altro paese, basterebbe questo a suscitare una riprovazione generale. Da voi no. Non lo capisco".

 

(La Repubblica, 15 maggio 2009)

Brinda con papi?

E l'italia ci scherza...
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Il forfait del ritegno

 
Non c'è più ritegno. Le attuali vicende pseudo-politiche o supposte-private del primo ministro e le sue reazioni ne sono la prova.
Ma non occore andar così lontano basta guardarsi intorno. Mi sono domandata spesso cosa spinga il popolo italiano a votarlo e la risposta è ormai più che evidente: ci si rispecchiano!
Questa è la vera decadenza di questo paese. Non le sue battute sulle donne, i disoccupati, gli affetti più cari (ricordate la battuta sulla moglie e Cacciari?)e qualsialsi altro argomento serio, anzi serissimo...ma il fatto che il popolo italiano non provi sgomento e/o disprezzo per tali atteggiamenti ma che li accetti di buon grado e anzi li invidi...diciamolo, l'italiano lo invidia, ammira e ci si rispecchia. Questa è la cosa più grave.  
Se questi sono i valori condivisi da una civiltà (o sub-civiltà?) la sudetta è in caduta libera. Come ha detto Eugenio Scalfari nella sua intervista a 8 e 1/2 ciò che è cambiato in questo paese è l'antropologia. Questo è stato il più grande e deleterio risultato berlusconiano: l'incredibile decadenza morale e sociale in cui questo paese è caduto, e talmente condivisa e subodolamente strisciante da non essere nemmeno riconosciuta.
Siamo assuefatti. Ma basta ascoltare i commenti di uno straniero per capire che il delirio è collettivo e quindi non più considerato delirio..
Ora, se a questo si vuole in qualche modo porre rimedio..bisognerà partire proprio da una pedagogia dell'essere indivuduale e sociale, collettivo. Ci sono dei valori? Quali? Si rispettano? No? Allora non sono valori ma solo specchietti per le allodole. Le allodiole italiane.
Iniziare acomportarsi da uomini e non da marionette, insegnare una cultura e una cultura critica (e perciò critica anche verso se stessi) e la responsabilità e difficoiltà di essere esseri umani, non dico grandi, ma almeno decenti.

Decandenza...

Parla Paolo Guzzanti, uscito da Fi dopo una violenta polemica sul ministro Carfagna
"Culetti e cervelletti impacchettati, ecco la strategia del Cavaliere"

L'ex Pdl: "Berlusconi, seduttore
che in realtà odia le donne"

di MATTEO TONELLI

 ROMA - "E' una scelta che accredita l'idea che in Italia si può fare carriera grazie a favori sessuali. Questo a prescindere se ci sia del vero o se siano solo pettegolezzi. Il risultato è lo stesso. Nel mondo berlusconiano tra ciò che è reale e ciò che è ventilato come tale non c'è differenza. D'altronde il metro di misura di Berlusconi è sempre uguale: culetti e cervelletti impacchettati. Ben addestrati a ripetere le cose a pappagallo". A Paolo Guzzanti, transfugo del Popolo delle libertà, si deve il copyright del termine "mignottocrazia". Lo usò al culmine dello scontro con Mara Carfagna puntando il dito contro le presunte "nomine di scambio". Dove la merce di scambio sconfinava nel campo del pettegolezzo sessuale. E oggi, dopo la polemica sulle veline candidate, Guzzanti torna all'attacco del premier. "Lasciamo stare l'aspetto pecoreccio, ma siamo in presenza di un capo di governo che è circondato da pettegolezzi a sfondo sessuale. E questo è un danno per il Paese. Non faccio processi sommari, ma Berlusconi ha fatto della sua sessualità un evento politico e su questo, dicono anche alcuni del suo partito, prima o poi potrebbe inciampare".

In che senso?
"Una persona con le sue responsabilità che si trova continuamente in situazioni del genere potrebbe diventare ricattabile"

Berlusconi e le donne, lui dice di amarle..

"Berlusconi in realtà odia le donne. Quando ero nel partito assistevo a questo disgustoso spettacolo del premier che intratteneva le parlamentari con battute da ragazzino di terza media. Circondato dalle risatine delle deputate più giovani..."

Veronica Lario si è esposta pubblicamente come nel 2007, e sempre per una questione di donne giovani e belle.

"Veronica non ne può più ma sembra inchiodata dalla responsabilità e dai figli. Se parla però è perché è persona informata dei fatti.."

I sondaggi, però, danno Berlusconi in ascesa...
"Si sa che certi atteggiamenti all'italiano piacciono, anche il Duce passava per essere un gran donnaiolo e mi sa che il 90% del popolo italiano troverà questa storia divertente". 


Il premier rivendica la sua modernità nel fare politica. Volto nuovi e addio a vecchie liturgie.
"Basta vedere il congresso del Pdl. La prima fila era composta da ragazzi e ragazze carini e tutti uguali. Si tratta di una scelta quasi antropologica che però c'entra poco con la modernità della politica. Presente il modello Carfagna? Ecco, un grazioso automa che risponde ai comandi. Riuscendo, va detto, persino a definire Proust "importante"...".

(La Repubblica, 29 aprile 2009)

myspace vs. facebook

 
"Ora non c'è più nessuno su myspace sono tutti su facebook.."
E' come quando apre il nuovo pub in città...tutti si trasferiscono lì, tutti ci si trova lì...
Fino all'apertura del prossimo pub in città...
 
Ho sentito parlare di Twitter... stiamo a vedere...

*0*

Studente seviziato, due anni di orrore

Quattro minori accusati di violenza nei confronti di un loro compagno. Le torture, filmate e titolate, su Youtube: bruciato, sporcato, infilzato con un amo, costretto a subire abusi sessuali "per farsi accettare dal gruppo". Poi una madre per caso scopre tutto e va a denunciare il figlio
Lo cospargevano col gas e lo bruciavano, gli infilavano ami da pesca nelle carni, gli facevano bere urina, lo picchiavano con lo spazzolone del water. Sono solo una parte delle violenze a cui era sottoposto un ragazzino da parte di quattro suoi compagni. Il tutto veniva filmato e messo su Youtube. Nei giorni scorsi sono state chiuse le indagini sulle violenze che sono durate due anni: dal dicembre 2005 al 2007.

 A finire nei guai 4 ragazzi, tutti minorenni all'epoca dei fatti contestati dal pm Gustavo Sergio. Oggi sono più grandi: si tratta di due ventenni, uno di 18 anni e uno di 17. Choccanti i racconti delle violenze a cui era sottoposto il ragazzo che aveva detto di aver sopportato tutto «per farsi accettare nel gruppo».

 Scaldavano posate e gliele lanciavano contro, lo costringevano a masturbarsi e a cantare contemporaneamente, mentre loro riprendevano tutto con i videofonini. L'accaduto riporta ai drammatici particolari della vicenda che ha visto protagoniste le «belve di Musano». Ma non è finita: veniva picchiato con lo scopettone del water, gli avevano smontato il motorino, lo cospargevano di maionese. Sono decine e decine i video, contenuti in tre file, tutti analizzati dai Ris di Parma. Ogni impresa del branco veniva ampiamente documentata e caricata su Youtube, il sito internet dove vengono inseriti i video fatti in proprio. Ogni filmato veniva anche titolato: «La foresta del down» se riprendevano le parti basse della loro vittima, oppure «lap dance» quando lo facevano cantare e ballare nudo.

 A scoprire questa drammatica realtà era stata la mamma di uno dei ragazzi ora indagati. Per caso ha trovato sul tavolo di casa, vicino al computer del figlio, un Cd-Rom. Forse pensando che contenesse alcune fotografie l'ha caricato e visto il contenuto. Erano decine e decine di filmati, divisi in tre file, di violenza nei confronti di un ragazzo. Dopo essersi ripresa dallo choc ha deciso di non nascondere la cosa ma, anzi, di presentarsi dai carabinieri per denunciare quanto aveva scoperto.
(09 aprile 2009)
 
Come si può far questo ad un compagno? Un coetaneo. Come si può mettere tutto online ed esporre una persona al pubblico ludibrio? Come si può umiliare così un essere umano indifeso e che desidera solo l'integrazione l'accetazione dell'altro?  Ma cosa sei? Meno della merda...non hai una coscienza? No, non ce l'hai.
Che tristezza! Per carità, gli stronzi adolescenti sono sempre esistiti ma la percentuale e l'intensità della cattiveria gratuita sta raggiungendo livelli impensabili e non più accettabili.
Se un recupero è possibile, questo deve passare attraverso un'espiazione che sia comprensione e pentimento e quindi sofferenza (perchè il pentimento vero e la comprensione del male fatto porta dolore), e non una sgridata e una denuncia che alla fine si risolve in nulla...
Non si può fare questo ad un essere umano e non subire nessuna conseguenza, non pagare un prezzo...
Non si può non capire ciò che si è arrivati a fare, non si può non capire a che basso livello si è scesi, non si può non provare VERGOGNA per se stessi.

Childhood

 

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Effetto serra? Non esiste
Pdl all'attacco di Kyoto e Ue

Mozione a firma Dell'Utri: "Cambiamenti climatici modesti, e comunque non dannosi" di ANTONIO CIANCIULL

I cambiamenti climatici non esistono. E se esistessero farebbero un gran bene. Parola di Pdl. Non è una barzelletta. E' una mozione che porta, tra le varie firme di esponenti della maggioranza, anche quelle di Dell'Utri, Nania e Poli Bortone. In polemica con la Commissione europea che dà "per scontata l'attribuzione della responsabilità del riscaldamento globale in atto da circa un secolo nell'atmosfera terrestre all'emissione dei gas serra antropogenici", i parlamentari del centrodestra professano senza esitazione la loro fede scettica. Sostengono che "una parte consistente e sempre più crescente di scienziati studiosi del clima non crede che la causa principale del peraltro modesto riscaldamento dell'atmosfera terrestre al suolo finora osservato (compreso fra 0,7 e 0,8 gradi centigradi) sia da attribuire prioritariamente ed esclusivamente all'anidride carbonica di emissione antropica".

E se invece il mutamento climatico fosse veramente in atto? Niente paura - si legge nella mozione che verrà discussa giovedì in Senato - sarebbe una gran bella cosa: "Se pure vi fosse a seguito dell'aumento della concentrazione dell'anidride carbonica nell'atmosfera un aumento della temperatura terrestre al suolo, i conseguenti danni all'ambiente, all'economia e all'incolumità degli abitanti del pianeta sarebbero molto inferiori a quelli previsti nel citato Rapporto Stern e addirittura al contrario maggiori potrebbero essere i benefici".

Non è puro amore del paradosso. Nel mirino ci sono, ancora una volta, gli accordi di Kyoto e l'impegno dell'Unione europea ad arrivare agli obiettivi del 20 - 20 -20, cioè a far correre la macchina dell'industria europea per renderla in tempi rapidi più competitiva sul mercato internazionale aumentando l'efficienza e diminuendo la dipendenza dai combustibili fossili: "Gli obiettivi intermedi e le relative sanzioni introdotte dal cosiddetto Protocollo di Kyoto e dal cosiddetto Accordo 20-20-20 si muovono in antitesi alla dinamica degli investimenti in ricerca".

Al testo presentato dalla maggioranza verrà contrapposta una mozione dell'opposizione. "Quelle della maggioranza sono affermazioni che fanno a pugni con il consenso scientifico e politico maturato in tutta Europa sui mutamenti climatici e danno la misura della marginalità del governo italiano rispetto al modo in cui i principali paesi industrializzati stanno organizzandosi per rispondere alle due crisi che si intrecciano: la crisi economica e la crisi climatica", commenta Roberto Della Seta, capogruppo pd in commissione Ambiente.
 
(La Repubblica - 31 marzo 2009) 
 
 
Hanno ragione.
L'effetto serra se lo sono inventato sedicenti scienziati per poter scrivere libri e articoli, non trovando nient'altro da dire e bisognosi di attenzione e notorietà. Anche l'inquinamento da riscaldamento e gas auto è un'esagerazione per creare allarmismo e favorire il ritorno in auge dei camini a legna e delle biciclette. Per non parlare poi di tutte le altre menzogne esagerazioni: l'olocausto, la seconda guerra mondiale, i servizi sereti, gladio, il conflitto d'interesse, la crisi economica!
Non sono mica vere! Come il gas serra...anche le centrali nucleri sono totralmente innocue e anzi! Ci fanno bene. Infatti, proporrei di costruire la prima ad Arcore.
 
Certo che ci vuole proprio la faccia come un culo...

Non vale solo per i manager...ma per tutti i ruoli..sig!

 

Uomini e senza laurea
dirigenti made in Italy

di GABRIELE ROMAGNOLI



Tutta colpa dei manager? O, come Jessica Rabbit, sono stati "disegnati così"? Se le squadre-azienda italiane non giocano più nella Champions League dell'economia il problema è in panchina? O in quelli che scelgono chi metterci, come incentivarlo e perché, eventualmente, licenziarlo? E, infine, che cosa fa veramente un manager?

Nel momento in cui la parola più pronunciata è crisi e le imprese palleggiano la responsabilità nel vecchio gioco dello scaricabarile, sui manager si addossano colpe: miopi nelle strategie, accecati dal miraggio dei bonus, hanno guidato il pulmino aziendale andando a sbattere contro il muro della recessione. Ma in Italia il declino è cominciato molto prima, esattamente dal 1995. E la copertina dell'Economist che ci definiva "Sick Man of Europe" è del maggio 2005. Che questo morbo abbia a che fare con i manager, con i criteri che ne determinano la scelta, con il modo in cui lavorano? Due studi aiutano a farsi un'idea. Provengono entrambi dalla London School of Economics, ma sono opera di quattro ricercatori italiani: Oriana Bandiera, Luigi Guiso, Andrea Prat e Raffaella Sadun. Il primo si intitola "Italian Managers: fidelity or performance". Completato nel 2008, sarà discusso al Festival dell'economia di Trento. Spiega, in soldoni, come un capitano d'industria italiano nomina i suoi ufficiali.

Il secondo ("What does a Ceo do?") è ancora in fase preliminare e risponde all'interrogativo: ma poi, che cosa diavolo fa, esattamente, un amministratore delegato? Come spesso, la realtà è un'intuizione, ma tocca alla scienza suffragarla con prove. Per farlo i 4 studiosi hanno valutato la carriera di 600 manager, di cui 121 amministratori delegati. Sono entrati in possesso delle loro agende ricostruendo gli impegni di una settimana lavorativa. Hanno verificato all'Inps le loro retribuzioni (al netto dei bonus e della soave prassi delle aziende italiche di pagarne una parte in nero). Il risultato? Prevedibilmente sconfortante. Ineludibilmente di cattivo auspicio. Vediamo in dettaglio.

Come viene scelto un manager in Italia? Una minoranza di imprese (quelle non familistiche e a vocazione multinazionale) si basa sulle performance, incarica cacciatori di teste, mette annunci, fa riferimento a precedenti contatti d'affari. Ma la maggioranza decide altrimenti. Come? Sulla base delle relazioni personali. Al limite di quelle familiari. Tradotto: non si sceglie qualcuno che ha dimostrato di valere, ma uno con cui si è fatto il liceo, o il compagno di merende del cugino. I dirigenti delle aziende di Silvio Berlusconi non sono forse stati in maggioranza suoi compagni di scuola? E non è poi venuta la volta dei compagni di Pier Silvio (cooptato per eredità)? Ci sono sistemi peggiori? Forse sì: il presidente Moratti affidò la panchina dell'Inter a Orrico dopo averlo sottoposto a prova grafologica e Gabriella Spada, moglie del fondatore della Giacomelli Sport, non si fidava di nessuno che non fosse stato approvato dalla cartomante (poi Orrico fu esonerato e la Giacomelli ha fatto crac).

Proviamo a confrontare i manager italiani usciti da questa ricerca con quelli di un sondaggio effettuato in 4mila aziende di 12 Paesi esteri. Per età sono simili. Per genere l'Italia si rivela più misogina (benché sia risalita negli ultimi vent'anni e abbia una donna alla guida di Confindustria). Più che altrove, da noi la scelta è domestica (solo il 4% dei manager è straniero). Se il paragone regge: 1 sola squadra italiana delle 4 presenti in Champions League aveva un allenatore straniero. Risultato: tutte fuori. Tre squadre inglesi su 4 si affidavano a un tecnico venuto da fuori. Esito: tutte in corsa. Ma dove, quasi letteralmente, casca l'asino è nel livello di studi del manager italiano. La metà non possiede laurea. E quando ce l'ha, è lontana dalla lode.

Ora, se deponiamo un attimo la ricerca e proviamo ad incrociare questi dati con l'esperienza recente per cercare il modello perfetto, l'impresa italiana che riassume tutte queste condizioni, struttura familistica, management maschile, scelto nel cortile di casa e con basso livello culturale, che risultato otteniamo? Parmalat. Otteniamo il più grosso crac made in Italy degli ultimi anni. Otteniamo un'azienda gestita da Calisto Tanzi come un padre padrone. Dove entravano figli e nipoti con cariche non commisurate alle capacità. Dove a parte due donne (ovviamente una figlia e una nipote) tutti i dirigenti erano maschi. Dove le carte d'identità recavano inevitabilmente la scritta "Nato a: Collecchio (Parma)". Dove tutti erano, con orgoglio, ragionieri, Tanzi incluso. Dunque, questo modello porta allo sfascio? Non necessariamente. È tuttavia provato che l'altro, quello che valuta le performance, è più fruttuoso per l'azienda.

Che i manager scelti per il curriculum e i risultati lavorano di più, sono più soddisfatti, spingono l'impresa più avanti, avendo più propensione al rischio. Il problema è che la maggioranza non solo viene assunta per affidabilità, ma fa anche carriera per le stesse ragioni e viene licenziata non quando manca gli obiettivi, ma se non si sdraia sulla linea tracciata dal padre-padrone.

Questo determina il larga misura l'esito del secondo studio: che cosa fa un manager? Dei 121 a cui è stata "rubata l'agenda" questo sappiamo: lavorano in media 48 ore alla settimana. Ogni giorno svolgono 7 diversi tipi di attività. Quali? Metà del tempo lo spendono in "riunioni". Il 14% soli alla scrivania. Il 12% in viaggi. Nel restante 25% telefonano, partecipano a videoconferenze, pranzi di lavoro, eventi speciali. Chi incontrano? Questa può apparire una sorpresa. Principalmente consulenti esterni all'azienda. Piuttosto che i capi divisione interni vedono persone che ruotano in altre orbite. A seguire: clienti, investitori, banche, politici, fornitori. Come si spiega? Perché un amministratore delegato passa più tempo con un faccendiere, un ministro, un banchiere che con il direttore marketing o il capo del personale della propria azienda?

Mettiamola così: tu sei un manager rampante, pensi che ti sarà più utile per fare carriera il risultato ottenuto nell'attuale incarico o la conoscenza non superficiale di Gianni Letta? È una conclusione ancora provvisoria, non essendo lo studio terminato, ma l'impressione è che le due ricerche siano strettamente correlate. In un universo in cui la determinazione delle posizioni non è legata ai titoli né ai risultati, ma ai rapporti, i manager dedicano più tempo a tessere questi che a far funzionare le aziende di cui hanno la responsabilità. Ecco che il circolo vizioso si chiude: in mezzo restano aziende che non brillano più da oltre un decennio, lavoratori che ne pagano le conseguenze, un marchio, "Made in Italy", appannato. Segnali di un'inversione di tendenza? Nessuno. Hai una laurea con il massimo dei voti, hai un carattere indipendente, non sei propenso alle relazioni pubbliche, tendi a dire quel che pensi e contrastare anche chi ti paga se pensi che sia per il bene comune? Sei magari perfino donna? Non pensare di fare il manager in Italia. Al limite vai all'estero, alla London School of Economics a fare un'impietosa ricerca sui manager.

(La Repubblica 27 marzo 2009)

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22 marzo 2009. Chiesa di Francesco a Ravenna.
 
Famiglia di turisti entra in chiesa a visitare la cripta tenendo in mano (la madre di famiglia!) un sacchetto di noccioloine pralinate e continuando allegramente a sgranocchiare...."gnam gnam.. ce li ho io 50 cent..gnam gnam mmmm".
 
Allora, al di là che uno creda o meno...il rispetto per la fede alrui e per un luogo di culto?
Dove stai ? Al mercato? Al cinema? Signora mia sa cos'è una chiesa? Ha una vaga idea di come ci di comporta?
E ha avuto pure il coraggio di riprodursi? Brava..la riproduzione del fancazzismo bieco...e del posso fare tutto ciò che aggrada il mio sollazzo...bell'esempio!
 
I miei complimenti...

Dubbio confermato..

 
Siamo in pieno CRASH...
 
E ho il brutto presentimento che la tendenza  vada dritta per la sua (nostra?) strada...difficile da fermare oramai.
E' questo il mondo che offriamo alle nuove generazioni? Le nuove generazioni? Brrrrrrr...
In una società in cui BISOGNA essere sempre giovani, carini, sorridenti, estroversi, sicuri di sè e di buon umore e si deve essere disposti a tutto e a tutto sacrificare pur di "arrivare", come è possibile che le nuove generazioni siano diverse da ciò che sono ora?
L'esempio qual è?
 
 
Io provo un pò schifo e un pò tristezza...
 

Arresti, denunce, condanne dal 2007, poi l'espulsione annullata

 

Stupro Caffarella: fermato 9 volte e graziato. Per il giudice non è pericoloso

Un avvocato con le funzioni di magistrato ha fatto restare in Italia il romeno Loy

 

ROMA — Due arresti per rapina con lesioni e furto aggravato, più una denuncia per ricettazione collezionati nel giro di due settimane, tra il 27 settembre e l'11 ottobre 2007. E una condanna a cinque mesi di carcere, arrivata l'8 febbraio 2008. Questo c'era a carico di Alexandru Isztoika Loyos (o Loais, o altri alias) quando il prefetto di Roma l'aveva espulso dall'Italia. Ma non è bastato. Gli arresti, la denuncia e la condanna «non appaiono sufficienti a integrare l'ipotesi della minaccia concreta, effettiva e grave ai diritti fondamentali della persona ovvero dell'incolumità pubblica, e tale da determinare l'ulteriore permanenza sul territorio incompatibile con la civile e sicura convivenza».

Neppure la sentenza di colpevolezza «per uno dei reati di cui al decreto prefettizio», segnalata dal rappresentante della questura durante l'udienza, «non fornisce l'indicazione di fatti circostanziati e idonei a giustificare l'allontanamento immediato del cittadino rumeno». Così ha scritto, il 15 luglio scorso, il giudice onorario del tribunale civile di Bologna, Mariangela Gentile, quando ha annullato il provvedimento della questura di Viterbo (città nella quale il rumeno aveva scontato la pena, e dove era stato scarcerato) in esecuzione del decreto di espulsion «per motivi imperativi di pubblica sicurezza», emesso il 2 maggio dal prefetto di Roma. Una decisione presa da uno dei giudici onorari appunto, quindi non magistrati in carriera, ai quali la legge ha affidato i ricorsi contro i decreti di espulsione.

Amministratori di giustizia reclutati in maggior parte tra gli avvocati, come la dottoressa Gentile; rappresentanti del popolo, potrebbe dire qualcuno. In questo caso, uno di loro ha stabilito che Isztoika Loyos (indicato con l'ulteriore alias di Stoika Loatos) non era un pericolo per la collettività, e quindi l'ha fatto uscire dal Centro di identificazione e espulsione di Bologna, dov'era rinchiuso, facendolo tornare un cittadino della comunità europea libero di circolare in Italia. E di rientrare nel sottobosco dell'illegalità, come testimonia il nuovo arresto del 10 ottobre scorso, sempre per furto aggravato, oltre a una seconda condanna a due mesi di galera. Fino allo stupro di San Valentino, orribile degenerazione del furto di un telefonino e di circa 70 euro ai due ragazzini sorpresi nel parco della Caffarella; venti ne aveva ancora con sé al momento della cattura.

Girava per giardini comunali, Alexandru Loyos, e la foto decisiva mostrata dagli uomini della Mobile di Roma alla giovanissima vittima della violenza sessuale che l'ha riconosciuta al primo sguardo è saltata fuori dal cosiddetto «album dei parchi»; una serie di immagini segnaletiche messe insieme dagli agenti guidati dal dirigente Vittorio Rizzi con l'ausilio degli uomini della Guardia forestale che accompagnano i poliziotti nelle perlustrazioni e annotano i nomi degli stranieri identificati nel verde pubblico in appositi elenchi. Si muoveva parecchio per la città, il rumeno non ancora ventenne; gli arresti e le denunce di Roma sono stati effettuate dal commissariato di Primavalle, dai carabinieri della Storta e della borgata Ottavia, da quelli di Trastevere. Rubava, ma per il giudice onorario Gentile i fatti riassunti dal prefetto per rimandarlo a casa (in base al decreto legislativo approvato dal governo Prodi nel novembre 2007, all'indomani dell'omicidio della signora Reggiani a Tor di Quinto) erano «non circostanziati ma solo genericamente indicati».

I fotosegnalamenti di Loyos, nel corso dei tre anni passati in Italia, sono stati in tutto nove. L'ultimo alla fine di gennaio, dopo un altro stupro avvenuto a Primavalle. E all'Ufficio immigrazione della questura di Roma, prima dell'arresto dell'altra notte, stavano già preparando una nuova proposta di allontanamento. Ne sottolineavano la «pericolosità sociale in relazione alla condotta» dovuta alla «mancata integrazione», elencando daccapo denunce, arresti e condanne, nonché «l'assenza di una stabile occupazione lavorativa, tale da ritenere che il soggetto tragga le fonti del proprio sostentamento attraverso la commissione di reati contro il patrimonio». Dopo la cattura per lo stupro, ieri, ne è stato predisposta un'altra - aggiornata con gli ultimi reati - e il prefetto ha firmato il decreto. Diventerà esecutivo se e quando Loyos uscirà di galera, giudici onorari permettendo. Perché c'è sempre l'incognita del ricorso e della mancata convalida dell'allontanamento, anche se le cifre indicano che si tratta di una quota ridotta.

Da quando è in vigore il decreto del governo Prodi, a Roma sono stati emessi 1.115 provvedimenti di espulsione di cittadini comunitari, e quelli annullati sono 89, circa il 7 per cento. Le persone da rispedire in patria sono quasi tutti rumene, 458 delle 507 passati dai centri di identificazione; seguono a grandissima distanza i polacchi (32) e poche unità provenienti da altri Paesi. Tornando ai 1.115 da mandare via, quelli effettivamente rimpatriati sono soltanto 357 (31 per cento), altri 188 stanno in carcere in attesa di giudizio o per scontare una pena. Attualmente liberi, e in teoria ricercati, sono 464, il quaranta per cento del totale.

Giovanni Bianconi
19 febbraio 2009

 

E lo credo che pensava di poter fare ciò che voleva! L'Italia è il paese di Bengodi...in Romania li aprono in 2 se rubano un coniglio quà puoi anche ammazzare e ti fanno i complimenti ti danno la mano e ti lasciamno libero di rovinare la vita alla gente.

Le vogliamo cambiare ste leggi o vogliamo continuare ad attirare tutte le mele marce della terra?

Che senso hanno i poliziotti per le strade se poi la legge ti permette di non pagare per i crimini commessi?

E vale anche per i ragazzini annoiati che danno fuoco alle persone o per gli adolescenti con l'animo anestetizzato (ma ce l'hanno l'anima poi?) che violenatano le "amiche" .

Questo lassismo è distruttivo.

 

Oh MIO DIOOOO!!!!!

LA RICERCA

Donna in bikini, uomo in tilt. Il cervello vede solo un oggetto

Studio di psicologi Usa. Si attivano aree tipiche della visione di cose, quali una casa, una macchina. Empatia disattivata
di LUIGI BIGNAMI

Susan Fiske, autrice della ricerca

BASTA un bikini e la donna diventa una "cosa". Lo slogan della donna "oggetto" trova una sorta di fondamento scientifico in una ricerca condotta da psicologi dell'Università di Princeton (Usa). Lo studio, condotto sugli studenti dell'Università, dimostrerebbe come le donne ritratte in bikini o in atteggiamenti a sfondo sessuale finiscano per farle apparire realmente agli uomini come "oggetti".

La ricerca è stata condotta realizzando una serie di risonanze magnetiche al cervello degli uomini scelti come volontari, nel momento in cui venivano loro sottoposte immagini di donne vestite in abiti succinti. Le parti del cervello che entravano in attività erano quelle generalmente associate alla corteccia premotoria, che si attiva quando si ha la visione di oggetti, quali una casa, una macchina e così via.

La stessa ricerca ha permesso di dimostrare che i primi verbi che passano per la testa agli uomini quando osservano immagini di donne in bikini sono del genere: "Afferrare, maneggiare, spingere", dice Susan Fiske, responsabile della ricerca che è stata annunciata a Chicago durante l'annuale incontro di scienziati dell'American Association for the Advancement of Science.

Secondo la ricercatrice, è ancora più "scioccante" il fatto che alcuni uomini durante la visione delle fotografie non mostrino in alcun modo attività cerebrale nelle aree del cervello che generalmente rispondono quando si ha interazione con delle persone, anche se viste in fotografia. Risultano del tutto disattivate le aree del cervello che possiedono un ruolo nell'empatia, nella capacità di comprendere emozioni e desideri delle altre persone.

Spiega Fiske: "Ciò significa che questi uomini quando osservano donne in abiti o in atteggiamenti a sfondo sessuale subiscono cambiamenti nell'attività cerebrale e possono modificare il modo con cui percepiscono la figura femminile, considerandola non più come una persona con cui relazionarsi, ma come un oggetto sul quale agire, con conseguenze che tutti possono vedere nella quotidianità sia in ambito lavorativo che in altre situazioni".

L'effetto della visione di una donna in bikini è così forte che per molti uomini lascia un ricordo anche se viene fatta loro vedere una fotografia tra decine di altre per soli due decimi di secondo.

Uno studio del comportamento del cervello femminile nel momento in cui alle donne viene mostrato un uomo in slip non è stato realizzato, ma, secondo la ricercatrice, conoscendo la complessità dei pensieri femminili, sarebbe assai difficile per loro "disumanizzare" a tal punto una persona. Secondo Fiske infatti, di solito le donne reagiscono emotivamente alla figura di un uomo "cercando di interpretare i loro pensieri, cercando di capire in cosa sono interessati e cercando di piacere a loro".

(17 febbraio 2009)

!!!!!

 
Ma scendere dal piedistallo di se stessi mai?

E non si può più manco morire in pace?!

Lo tsunami costituzionale

di STEFANO RODOTA'


1) La turbolegge. Berlusconi vuole imporre in tre giorni una norma che cancella ogni traccia di divisione dei poteri, per impedire l'attuazione di un provvedimento giudiziario passato in giudicato e inventando un nuovo circuito istituzionale, che affida a un Parlamento incatenato il compito d'essere il killer dei giudici. Ma la strada scelta è, tecnicamente, non percorribile.

Nella relazione che accompagna il disegno di legge del Governo si sostiene che non siamo di fronte ad una sentenza passata in giudicato, perché i giudici non hanno accertato un diritto, ma si sono limitati ad integrare la volontà di un privato, quella di Eluana Englaro, con un semplice provvedimento di"volontaria giurisdizione". Non è così.

Quando la
Cassazione ha ammesso il ricorso straordinario contro il decreto della Corte d'appello, che autorizzava la procedura di interruzione dei trattamenti, lo ha potuto fare proprio in considerazione del fatto che si trattava di un provvedimento relativo a diritti, che assume i caratteri del giudicato e che, quindi, detta una disciplina immutabile del diritto considerato. Ed è principio indiscutibile in tutti gli ordinamenti che la legge sopravvenuta non può influire sul diritto sul quale il magistrato si è pronunciato con un provvedimento passato in giudicato.

Il Governo tenta una ennesima forzatura, pericolosa e inutile. Pericolosa, perché insiste su una soluzione che, con rigore tecnico, era stata ritenuta non percorribile dal Presidente della Repubblica: si vuole, dunque, mantenere aperto il conflitto con Napolitano. Inutile, perché non sarà possibile intervenire in modo legittimo per bloccare l'attività già avviata di interruzione dei trattamenti sulla base di una legge su questo punto chiaramente incostituzionale.


Quali altri atti di forza, allora, si escogiteranno per espropriare i cittadini della possibilità di condurre "la lotta per il diritto" - è questo il titolo d'un classico del liberalismo ottocentesco, del giurista Rudolf von Jhering, che Benedetto Croce volle fosse ripubblicato negli anni del fascismo - e per impedire che possano avere ancora "giudici a Berlino"? Questa era l'orgogliosa sfida del mugnaio di Sans-Souci in presenza di Federico il Grande. Mugnai e giudici stanno perdendo diritto di cittadinanza in Italia?

2) L'inammissibile libertà. Dice il cardinale Ruini: "Preferisco parlare di una legge sulla fine della vita. La parola testamento implica infatti che si disponga di un oggetto, ma la vita non è un oggetto". Il mutamento linguistico, dunque, rivela un capovolgimento concettuale e politico. Per quante perplessità il ricorso al termine "testamento" possa suscitare dal punto di vista tecnico-giuridico, esso esprime bene il fine che si vuol raggiungere. Testamento biologico, testament de vie, living will ci parlano di un "atto personalissimo", in cui è sovrana la volontà dell'interessato.

Certo, la vita non è un oggetto, ma appartiene sicuramente alla sfera più intima dell'interessato che, com'è ormai chiaro, giuridicamente può disporne e ne dispone. Quando, invece, si parla di una legge sulla fine della vita, il legislatore non si fa signore della morte, perché questo è un evento naturale sul quale nessuno può intervenire. Si impadronisce del morire, che è vicenda umana, alla quale si pretende di imporre regole autoritarie, incuranti delle ragioni della coscienza di ciascuno.

La coscienza, allora, che in politica compare soprattutto come diritto al dissenso. Diritto già negato dal Presidente del Consiglio ai suoi ministri, che avrebbero potuto manifestarlo in quest'ultima vicenda solo dando contestualmente le dimissioni. E che i tempi imposti e la minaccia della fiducia negano anche ai parlamentari della maggioranza, perché il dissenso non è solo dire un sì o un no, ma la possibilità di argomentare, di discutere in quel foro democratico che continuiamo a chiamare Parlamento.

Il fatto che il diktat berlusconiano non si estenda direttamente ai parlamentari dell'opposizione non esclude che anche nei loro confronti si commetta un sopruso. Ma bisogna guardare più a fondo. Quando le decisioni legislative incidono direttamente sull'autonomia delle persone nel governare la loro vita, la libertà di coscienza non è solo quella dei parlamentari. La libertà di coscienza da tutelare è, in primo luogo, quella della persona che deve compiere le scelte di vita. Il problema, allora, non riguarda la libertà di coscienza di chi deve stabilire le regole: investe la legittimità stessa dell'intervento legislativo in forme tali da cancellare, o condizionare in maniera determinante, quelle scelte. Altrimenti si determina una asimmetria pericolosa: quando si affrontano i temi eticamente sensibili la libertà di coscienza dei legislatori può divenire massima, quella dei destinatari della norma minima.

3) Un "pieno" di diritto. Si è detto, e si continua a ripetere, che una legge è comunque necessara, perché bisogna colmare un pericoloso vuoto legislativo. Per l'ennesima volta invito a leggere la sentenza della Corte di Cassazione dell'ottobre 2007, la decisione centrale per il caso Englaro, che mostra rigorosamente come il diritto al rifiuto di cure, anche per il futuro, sia solidamente fondato su norme costituzionali, su convenzioni internazionali ratificate dall'Italia (non quella sui disabili, abusivamente richiamata nell'atto di indirizzo del ministro Sacconi), su articoli della legge sul servizio sanitario (e del codice civile, come quelli sull'amministrazione di sostegno per gli incapaci).

Siamo di fronte a un "pieno" di diritto, che si vuole "svuotare" con una mossa restauratrice, invece di integrarlo con poche, semplici norme che rendano più agevole e sicuro l'esercizio di un diritto che, lo ripeto, già esiste, non è un'inaccettabile creazione giurisprudenziale.

L'argomento del far west lo conosciamo e ha sempre prodotto danni, come dimostra tra l'altro la pessima legge sulla procreazione assistita, che davvero ha prodotto un far west legato ad un "turismo procreativo", che nasce da un proibizionismo cieco e rende più difficile la vita delle persone, delegittimando ai loro occhi una legge che sono obbligati ad aggirare.

Se la turbolegge passerà, ponendo le premesse per una normativa proibizionista sulla fine della vita, si daranno incentivi al turismo "eutanasico", alle pratiche clandestine già tanto diffuse. Verrà così santificata la doppia morale - fate, ma senza clamore e scandalo. E saranno sconfitti tutti quelli che vogliono rimanere nel solco della legalità e dello Stato di diritto, come ha dolorosamente voluto Beppino Englaro, un eroe civile al quale nessuno dedicherà un film come ha fatto la civilissima America per le storie di Erin Brockovich e Harvey Mills.

4) La Costituzione "sovietica". Con la nuova dottrina costituzionale del Presidente del Consiglio si precipita in un abisso culturale, in mare di contraddizioni. Non si accorge, il Presidente del Consiglio, del grottesco di una argomentazione che lamenta la debolezza dei suoi poteri costituzionali, e poi accusa la stessa costituzione d'aver preso a modello quella sovietica, che appartiene ad uno dei regimi più violentemente dittatoriali che la modernità abbia conosciuto? Sa che la Costituzione italiana ha inventato un modo nuovo di parlare dell'eguaglianza?

Che ha anticipato tutti gli sviluppi successivi su temi come quelli della salute o del paesaggio, all'epoca ignorati da tutti i grandi documenti costituzionali, la costituzione francese e quella tedesca, la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo dell'Onu e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo?

Sarebbe vano ricordare al Presidente del Consiglio la bella frase con la quale Piero Calamandrei descriveva la nostra come una "Costituzione presbite", dunque capace di guardare lontano e di inglobare il futuro. Risponderebbe senza esitazioni che Calamandrei era "un comunista". E sarebbe pure vano ricordargli che "i principi supremi" della Costituzione non possono essere modificati neppure con il procedimento di revisione costituzionale, e che tra questi principi supremi vi è proprio quello di laicità, perduto in questo clima di sottoposizione della Costituzione alla tutela vaticana. E che esiste un principio che impone al Governo di "coprire" il Presidente della Repubblica, sì che ci si doveva attendere una protesta ufficiale per la dichiarazione ufficiale vaticana di "delusione" per il comportamento di Giorgio Napolitano.

L'obiettivo è chiaro. Rompendo con la Costituzione, Berlusconi infrange il patto civile tra i cittadini e non ci porta verso una Terza o una Quarta Repubblica, ma verso un cambiamento di regime, ad una sovversione, ad una radicale sostituzione del governo della legge con quello degli uomini (Platone, non Stalin).

Ha colto nel segno Ezio Mauro quando ha parlato di
una palese deriva bonapartista. Stiamo vivendo una vicenda che sta a metà tra "Napoleone il piccolo" (Victor Hugo) e "La resistibile ascesa di Arturo Ui" (Bertolt Brecht). Resistibile, Ma bisogna resistere davvero e subito o non vi sarà tempo per ripensamenti e pentimenti.

(9 febbraio 2009)

within my fingers 2

 
 
Non sai mai chi è colui che hai di fronte...

within my fingers

 
 
Puoi sentire le cose così forte solo quando sono nella tua testa...
 
 
 

CRASH

 

Molestano giovane incinta:2 arresti

Chiudono tendine e la palpeggiano, capotreno chiama Polizia

(ANSA)- CASERTA, 30 GEN - Arrestati per violenza sessuale due cittadini marocchini che avrebbero molestato in treno una giovane incinta. I due, ventenni e con regolare permesso di soggiorno, sul treno Napoli-Roma, approfittando del fatto che il fidanzato della ragazza si era allontanato per qualche minuto, hanno chiuso le tendine, e l'hanno palpeggiata. La giovane si e' messa ad urlare e il capotreno ha chiamato la polizia.

"Crash" situation...si verificherà anche in Italia. Chiunque abbia visto il film "Crash" (non quello di Croneneberg!) si renderà conto che, dato lo stato attuale delle cose, pregiudizi e paura aumenteranno, e aumenteranno non in quanto la gente è stronza e ha paura del diverso, ma in quanto ci sono motivazioni più che valide per avere paura. E di conseguenza si cercherà protezione nella chiusura verso l'altro e nell'esclusione...se non peggio.

I rapporti si fanno in due...da una parte ci si deve impegnare, ma anche dall'altra! altrimenti chi me lo fa fare di essere gentile con chi mi tira la pietre? (o peggio)

 

 
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